Gennaio: un mese denso di tradizioni

Gennaio è il primo mese del calendario e cade completamente sotto il periodo invernale (iniziato il 21 dicembre).
Per capire il motivo della sovrabbondanza di tradizioni e usanze legate a questo periodo bisognare ricordare di come la nostra era una civiltà di tipo contadina, indissolubilmente legata ai cicli naturali e da essi dipendente.
Il mese di gennaio essendo il più freddo dell’anno vedeva l’interruzione della quasi tutte le attività lavorative: i campi erano completamente gelati e i contadini si ritiravano nelle stalle a sistemare gli attrezzi per la bella stagione. In questo periodo si interrompevano anche i lavori di costruzione e muratura in quanto non esistevano additivi in grado di  far asciugare il cemento evitando crepe. Durante questa “pausa” (ozio forzoso) non si poteva fare altro che aspettare, osservare il tempo che scorreva e la sera radunarsi nelle stalle, (in casa non vi erano i riscaldamenti e la legna non era a disposizione di tutti) e mentre le donne rammendavano, ascoltare gli anziani che raccontavano storie, leggende e tradizioni in modo da alitare le lunghe sere invernali.

Un meteo casalingo

La tradizione vuole che seguendo l’andamento meteorologico dei giorni di gennaio (caratterizzati da un clima abbastanza eterogeneo) si possano trarre utili indicazioni per l’andamento del tempo nei mesi successivi.
Un dato importante per una civiltà contadina, in cui la pioggia poteva essere un bene prezioso oppure un male, a seconda del periodo dell’anno.
Il metodo era abbastanza semplice: escludendo il 1 gennaio, ad ogni giorno veniva associato un mese (2= gennaio, 3= febbraio, 4= marzo…) giunti al giorno 13 si ripeteva il conteggio, questa volta al contrario, escludendo però il mese di dicembre (13= dicembre, 14 = Novembre, 15= Ottobre…) questo fino al giorno 24 (gennaio).
La media delle osservazioni avrebbe dovuto fornire utili informazioni sull’andamento del tempo nei mesi successivi.
A questo simpatico “meteo mensile” si aggiungeva anche un “meteo stagionale”. Seguendo la stessa logica ai restanti giorni venivano riferite le 4 stagioni (25= primavera, 26= estate, 27= autunno, 28= inverno).
Gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31) erano infine i giorni della merla.

I Mercanti della Neve

Nei giorni 15, 16 e 17 gennaio si celebrano rispettivamente i Santi: Mauro, Marcello e Antonio.
A questi Santi (tutti molto antichi) la tradizione conferisce il titolo di “Mercanti della Neve”. Secondo la credenza popolare infatti la probabilità che in questi giorni si verifichino precipitazioni nevose (anche di forte intensità) è molto elevata.                               Questa credenza (insieme ai “giorni della merla”) ha probabilmente un’attendibilità maggiore rispetto a quella precedentemente descritta.
I proverbi e le usanze popolari si sviluppano infatti dall’osservazione ripetitiva e da una casistica consolidata, seppur non abbiano valenza scientifica.
Tra i “Mercanti della Neve” spicca sicuramente Sant’Antonio Abate (17 gennaio) detto anche “del porcello” in quanto spesso rappresentato con affianco un maiale (da non confondere assolutamente con il Santo di Padova celebrato il 13 giugno). Questo Sant’Antonio è patrono degli animali domestici (termine che include anche gli animali delle stalle e da fattoria). In questo giorno infatti era usanza benedire il bestiame e le stalle per porli sotto la protezione del Santo. Questo patronato esercitato da San   Antonio Abate (del porcello)  ha origini lontane, alcuni ipotizzano addirittura precristiane. Gli animali costituivano infatti un bene prezioso per una comunità contadina. Alcuni riferiscono queste usanze all’abitudine delle comunità di Antonini di allevare maiali per ricavarne il grasso da impiegare nella cura del fuoco di Sant’Antonio. Una menzione particolare spetta ad una leggenda veneta secondo la quale, durante la notte del 17 gennaio, gli animali acquistino la facoltà di parlare. Durante questi avvenimenti è buona regola tenersi lontano dalle stalle, è infatti di cattivo auspicio ascoltare le conversazioni degli animali.

La Giobia

La festa della Giobia cade l’ultimo giovedì del mese di gennaio, non ha quindi una data fissa come le feste precedentemente descritte. L’origine del nome Giobia (esistono per altro numerose varianti del nome a seconda del luogo e del dialetto, qui si adotta questa perché la più neutra) è probabilmente legata al giorno stesso in cui si celebra: il giovedì. Potrebbe però anche essere una deformazione del nome di due divinità pagana: Giove o Giunone.

La Giobia si ricollega direttamente alle feste contadine d’inizio anno che avevano il fine di propiziarsi le forze naturali, responsabili dell’andamento dei raccolti. Il rito della Giobia consiste nel bruciare dopo il tramonto del sole, sopra una pila di fascine, un fantoccio dalle sembianze di una vecchia.

La vecchia simboleggia l’inverno con il freddo e i suoi malanni, l’anno di lavoro nei campi passato che finisce e il male da cui ci si vuole liberare in vista dell’anno nuovo a venire. La pira con il fantoccio poteva anche essere benedetta dal parroco e a seconda dell’andamento delle fiamme si potevano trarre auspici sul raccolto dell’anno venturo.

 

… e poi, da qui

Gennaio è il primo mese dell’anno civile e conta 31 giorni.

Il nome

Il nome gennaio deriva dal dio romano Giano, divinità delle porte e dei ponti, che rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento: infatti gennaio è il mese che apre le porte del nuovo anno.

Il dio Giano era raffigurato con due facce: una rivolta al passato e una al futuro.

Secondo la leggenda, Giano fu re dell’antichissima Italia, e ospitò Saturno quando il vecchio dio fuggì per sottrarsi alle persecuzioni del figlio Giove.

Il luogo ove Saturno si nascose fu chiamato Lazio.

Fu allora che Giano, per gratitudine, ebbe da Saturno il dono della prudenza e la facoltà di vedere nel futuro come nel passato.

Il primo giorno del mese è Capodanno.

Il clima

Gennaio è tradizionalmente considerato il mese della neve; la campagna è ancora tutta gelata ed è bene che lo sia per evitare che i semi germoglino troppo presto.

La campagna è ancora spoglia, deserta, silenziosa.

Gli alberi alzano verso il cielo grigio i rami nudi.

Tutto è assopito: questo è il tempo dell’attesa: si sente nell’aria un senso di dolce riposo.

Non si odono ronzii di insetti, canti di uccelli.

Solo qualche passero saltella qua e là in cerca di cibo. D’improvviso si leva un canto, piccolo, timido.

È il re delle siepi che canta, l’uccellino del freddo: lo scricciolo.

Saltella, di rametto in rametto, piccolo fagottello di penne arruffate, che una minima brezza di vento fa vibrare come mille bandiere. E il suo canto rianima ogni cosa.

Perché in esso è la certezza che la primavera tornerà.

Curiosità

Il fiore del mese è il garofano.

Gli ultimi tre giorni di gennaio sono detti “giorni della merla”.

PROVERBI SUL MESE DI GENNAIO

  1. Dopo la neve, buon tempo viene.
  2. Freddo e asciutto di gennaio, empiono il granaio.
  3. Polvere di gennaio, carica il granaio.
  4. Gennaio forte, tutti i vecchi si augurano la morte.
  5. Guardati dalla primavera di gennaio.
  6. Il buon gennaio fa ricco il massaio.
  7. Sotto la neve pane, sotto acqua fame.
  8. Non v’è gallina o gallinaccia che di gennaio uova non faccia.
  9. Chi pota a Gennaio, pota al grappolaio.
  10. Gennaio ingenera, febbraio intenera (marzo imboccia).
  11. Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di gennaio.
  12. Gennaio secco, lo villan ricco.
  13. Gennaio e febbraio mettiti il tabarro.
  14. Gennaio e febbraio, empie o vuota il granaio.
  15. La neve di gennaio diventa sale, e quella d’aprile farina.
  16. L’uva di capodanno non portò mai danno.
  17. Tempo chiaro e dolce a Capodanno, assicura bel tempo tutto l’anno
  18. Gennaio bello febbraio in mantello
  19. La luna di Gennaio fa luce come giorno chiaro
  20. Con gennaio asciutto, grano dappertutto.
  21. Chi uccide le pulci a gennaio ne uccide un centinaio.(Quando un tempo le condizioni igieniche erano scarse, si doveva uccidere le pulci prima che deponessero le uova, così da evitare che proliferassero. Riferito anche al freddo del mese, che aiuta a disinfestare i pagliai dai parassiti).
  22. L’ Epifania tutte le feste le porta via, poi arriva San Benedetto che ne riporta un bel sacchetto!
  23. San Severino, 8 gennaio, dalla barba bianca, di neve ne porta una gamba
  24. Sant’ Antonio dalla barba bianca se non piove la neve non manca.
  25. Sant’Antonio (17 gennaio), gran freddura, San Lorenzo gran caldura, l’uno e l’altro poco dura.
  26. Per San Bastiano (20 gennaio), sali il monte e guarda il piano; se vedi molto, spera poco; se vedi poco, spera assai.
  27. Sant’Agnese (21 gennaio), il freddo è per le siepi.
  28. A san Vincenzo (22 gennaio) l’inverno mette i denti.
  29. Se per San Paolo (25 gennaio) è sereno, abbondanza avremo.

 

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