VIOLETA PARRA: il dissenso sa anche cantare

L’ho scoperta per caso, guardando un film.

Come lei, poche: poetessa, scrittrice, pittrice, artigiana. Rappresenta il dissenso contro una delle dittature più dure del ‘900.

Una donna.

Musicista, cantante, cantautrice (è sua l’indimenticabile Gracias a la vida), poetessa, pittrice, scultrice, Violeta Parra è un’icona della cultura popolare sudamericana

Come Ernesto “Che” Guevara, diventò un mito e un simbolo dopo la sua morte. I suoi ritratti , i manifesti raffiguranti il suo viso carismatico, si incontrano ovunque in Cile, a testimonianza del fatto che la sua figura si radicò nella cultura delle classi più povere che la consideravano e la considerano tuttora un simbolo del riscatto sociale.

Era una profonda conoscitrice del suo Paese e delle sue tradizioni. Lo aveva girato in lungo e in largo ed esprimeva la sua arte sia con la musica, sia attraverso l’uso delle arti visive. Le sue decorazioni su ceramica e i suoi dipinti sono stati esposti di recente anche al Louvre a Parigi.

Con questo suo vagare per il Cile scoprì e approfondì le tradizioni popolari, le lotte sia dei contadini che del proletariato.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell’alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l’ascolto che in tutta la sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.

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Violeta Parra nacque a San Carlos, nella provincia cilena di Chillán, il 4 ottobre 1917. Figlia di una sarta e di un professore di musica interessato al folklore, era la terza di nove figli. All’età di tre anni, la famiglia si trasferì in un sobborgo di Santiago del Cile; date le condizioni economiche assai precarie, fin da piccolissima cominciò a cantare in locali pubblici per guadagnare qualche soldo. A nove anni imparò a suonare la chitarra; le prime canzoni le scrisse a dodici anni. Diplomatasi maestra elementare, a 23 anni Violeta Parra esordisce in un teatro della capitale cilena e incide i suoi primi dischi; nel frattempo, i suoi interessi per l’autentica musica popolare cilena la spingono sempre di più al contatto con la gente e, di conseguenza, ad una precisa maturazione e presa di coscienza politica.

Nel 1952 si sposa con Luis Cereceda, dal quale ha due figli, Isabel e Ángel. Entrambi diverranno cantanti e musicisti e accompagneranno la madre nella sua parabola artistica; durante la dittatura di Pinochet, al pari degli Inti-Illimani, vivranno in esilio in Italia.

Grazie ai consigli di suo fratello Nicanor (anch’egli poeta), Violeta Parra comincia alla metà degli anni ’50 il suo “viaje infinito” per tutto il Cile, dal nord rovente e desertico fino alle estreme e gelide terre australi. Dal suo “viaggio infinito” nasceranno, oltre alle raccolte di canti popolari che saranno alla base dell’intero movimento della “Nueva Canción Chilena”, dei capolavori poetici come “Rún Rún se fue p’al Norte” e “Exilada del Sur” (entrambe cantate poi dagli Inti-Illimani).
Assieme al musicista Patricio Manns e al giovane Víctor Jara, fonda una società editoriale e discografica chiamata “Estampas de América”; torna a viaggiare, approfondendo ancora di più le radici, le tradizioni e le lotte
sia dei contadini che del proletariato e del sottoproletariato urbano.

Contemporaneamente si dedica anche ad altre attività artistiche, come la ceramica e la tappezzeria. I suoi quadri su iuta sono stati esposti tra l’altro anche al museo del Louvre.
Da questa febbrile attività nascono altri capolavori, come “Los pueblos americanos” e, soprattutto, “Gracias a la vida”, la canzone per la quale diviene nota in tutto il mondo.
Violeta Parra fu una donna generosa, geniale ed inquieta. Di carattere soggetto ad allegrie irresistibili e a terribili depressioni improvvise, ebbe sempre chiaro quale fosse il compito che si era prefisso. Del folklore diceva: “Non lo intendo come una sopravvivenza archeologica isolata che si sviluppa come cultura dominata nei confronti di una cultura dominante, ma come un fenomeno culturale che corrisponde a determinate forme sociali e che si trasforma o si annulla in funzione di tale corrispondenza”.

Negli anni ’60, si avvicina al Partito Comunista Cileno e comincia a scrivere canzoni di estrema violenza rivoluzionaria e anticlericale. Nel 1966 tiene gli ultimi concerti nell’estremo sud del Chile, a Puerto Montt.
Durante la serata finale nella cittadina australe, una donna del popolo che aveva assistito anche agli altri concerti, vista la difficoltà che Violeta aveva nel trovare una sedia adatta per suonare (era alta solo 1,51), gliene fabbrica una delle sue misure e gliela regala.

E’ la stessa sedia sulla quale, il 5 maggio 1967, Violeta Parra viene trovata morta nel retro di un teatro di Santiago nel quale si era appena esibita. Verrà in seguito accertato che si era suicidata.

Il suo ambiente familiare e la sua prima infanzia sono ricordati nei primi due brani di uno dei suoi capolavori, “Canto per un seme” (Canto para una semilla).
Una raccolta di testi delle sue canzoni, con notevole apparato critico, è stata pubblicata in Italia col semplice titolo “Canzoni”, Newton Compton, Roma 1979.

Le informazioni erano QUI

Arazzo di Violeta Parra

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